Cooperativa Humanitas

L.E.M. Laboratorio di Espressività Musicale
manuale
pratico
per
l’operatore L.E.M.
progetto L.e.m. 1998/99 per
il disagio mentale
Giugno 1998
INTRODUZIONE METODOLOGICA
Considerazioni generali sul
metodo e sulle finalità.
La
metodologia di riferimento ha tra i propri riferimenti l’approccio
musicoterapeutico di Ronaldo Benenzon
(Bnz) ed il metodo della Globalità dei Linguaggi (GdL) di Stefania Guerra Lisi,
rivisitati ed adattati alle esigenze del Progetto di Riabilitazione per il
Disagio Mentale (PRDM) portato avanti dalla nostra cooperativa.
Il
laboratorio si prefigge in linea generale, insieme con gli altri laboratori
espressivi, di sviluppare la valenza cognitiva ed espressiva dei processi
creativi facendola sperimentare come “efficace” (ovvero capace di comunicare
“senso”) nel vissuto quotidiano di
operatori ed ospiti. Si intendono così
attivare contesti e canali comunicativi alternativi alla comunicazione
verbale, per consentire ad utenti ed operatori di entrare tra loro e
“musicalmente” in relazione.
Si
deve considerare come spesso i nostri
utenti sono caratterizzati da patologie
che rifiutano la comunicazione verbale o che cristallizzano comunica-tività
sclerotizzate in atteggiamenti di isolamento e difesa. La attivazione di canali
di comunicazione extraverbali si prefigge quindi di agevolare la loro capacità di esprimere
disagi e desideri. L’obiettivo è creare un sistema di occasioni e relazioni
“musicali” tale da rendere l’esperienza del suono un canale (non verbale)
espressivo permanente (come dire: una chance comunicativa in più),
potenzialmente fruibile in primis dagli utenti delle strutture, della cooperativa, ma anche, ed anzi necessariamente e
congiuntamente, da tutte le persone ed operatori che vi partecipano.
Presupposto
metodologico è la consapevolezza che ogni uomo è musicale ed in qualunque
condizione personale partecipa dell’esperienza musicale. La musicalità di una
persona è intesa come la “capacità di vivere esteticamente il suono,(...) è una
attitudine insita per natura negli esseri umani, che sono dunque tutti uomini musicali, ciascuno ovviamente a suo modo, ma
nessuno - a rigore - più o meno di un altro” (Stefani 1997).
In
questa prospettiva, che è quella della GdL, il programma di una musicoterapia
diventa: osservare la persona, i suoi comportamenti psicosensomotori, in
termini di musicalità, per rappresentarsi poi un proprio comportamento musicale
adeguato all’interazione. Musica/musicalità diventa una faccia della medaglia
che, nel rovescio, si rivela come musicoterapia.
Si
è scelto di valorizzare la casafamiglia come ambiente sociale e musicale,
intesa cioè come “comunità sonora”,
grembo sociale che accoglie e contiene la persona, dove un gruppo di uomini
musicali socialmente articola la propria musicalità, o più precisamente utilizza la competenza comune del gruppo
(ossia condivisa dai suoi membri perchè sperimentata comunitariamente) per
manifestare/manifestarsi con la musica/musicalità ed in essa esprimersi,
comunicare e compiacersi della propria (musico/musicale) identità.
Si
è scelto di valorizzare la competenza musicale “comune” (quella implicitamente
posseduta da ciascuna persona appunto perchè ogni persona è anche un essere
musicale) a scapito del “potere degli specialisti”. Nell’ottica di una gestione
democratica delle strategie e delle competenze, assolutamente in linea con la
tensione sociale della nostra cooperativa, si deve passare dalla figura del
musicoterapeuta a quella di un operatore
insito all’interno della stessa comunità residenziale, che è anche “comunità
sonora”, capace di cogliere aspetti globali della persona.
Si
vuole camminare verso una democrazia delle competenze, delle capacità
espressive, delle identità musicali.
Osservare
la persona in termini di musicalità aiuta a far emergere con la musica i
potenziali terapeutici latenti, repressi, o rimossi, che ciascuno di noi ha in
sè.
In
un progetto politico di integrazione, la fiducia incondizionata nei potenziali
umani porta, di per sè, ad una ridistribuzione e riappropriazione da parte
della comunità del potere non solo terapeutico, ma anche di quello sulla e con
la musica.
Riappriopriarsi
del potere musicale insito nella riscoperta della propria musicalità significa
anche essere autonomi, già al livello degli operatori di una casafamiglia,
nella elaborazione e gestione delle attività, ovvero essere dotati di tutte le
potenzialità creative, strutturali, personali e logistiche già al livello della
comunità sonora (inteso come centro decisionale posto al livello organizzativo
il più basso possibile).
L’autonomia
è tale in quanto la comunità sonora non è più dipendente da esterne
disponibilità di spazi-tempi-professionalità specifiche. Spazi, tempi,
strumentari e competenze vorranno così, per quanto possibile, essere perseguite
all’interno delle comunità. Non certo in via autarchica, ma rispondendo ad un
progetto che esprime un percorso coordinato, condiviso e fortemente voluto di
sforzi comuni.
Agevolare
e coordinare la nascita ed il corroboramento su vasta scala delle competenze e
delle disponibilità strumentali diviene allora esso stesso metodo. Fornire,
sulla base delle disponibilità esistenti, il più vasto ventaglio possibile di
soluzioni operative ai “musicoterapeuti di base”, diviene esso stesso obiettivo
progettuale.
La competenza dell’operatore
L’operatore
vive quotidianamente fianco a fianco con il malato mentale, e questa convivenza
non è un dato marginale nel progetto riabilitativo in quanto lo colloca nella
posizione privilegiata di interlocutore quotidiano dell’utenza.
In
una rete di rapporti sociali surrogativa delle dinamiche familiari (la casa-famiglia, appunto), ma con
una attenzione che oltre che sociale è anche professionale, è l’operatore
quello che meglio è in grado di cogliere e registrare le piccole o grandi
variazioni nel comportamento manifestato dall’utente; delle tecniche
espressive, delle posture, stereotipie, strategie comportamentali; del livello
di aggressività, di affettività; degli sbalzi dell’umore...ed è anche l’unico
soggetto a cui, per motivi professionali, interessi cogliere e registrare le
variazioni di questo comportamento.
In
pratica l’operatore è inserito in una sorta di
relazione - principe con l’utente, e con esso è in quotidiano e costante
rapporto relazionale e comunicativo. L’operatore allora è portatore di una
competenza che si struttura “in
situazione”, competenza che è relazionale, espressiva e comunicativa in un
profondo rapporto interpersonale.
E’
l’operatore che può cogliere le manifestazioni dell’utente in un campo, la vita
quotidiana appunto, che è sconosciuto, nel suo vissuto concreto, a psichiatri e terapeuti.
E
poichè l’operatore è anche, sempre e comunque un “uomo musicale” (homo musicus), è proprio ed ancora lui
il più apprezzabile “registratore” di ciò che l’utente trasmette durante la
giornata su quel canale extraverbale che è la “musicalità”, cioè attraverso
quel codice sonoro pregno dei significati consapevoli ed inconsapevoli che
questo canale esprime.
Ed
ancora, è l’operatore che possiede una “vissuta” conoscenza e sperimentazione
dell’altro; dell’altro inteso come sia
come utente, sia come persona, sia complessivamente gruppo di persone (utenti
più operatori di una casafamiglia), di esseri musicali che condividono
giornalmente spazi, strutture e relazioni e “suoni”. Tale conoscenza e
sperimentazione dell’altro si incarna
nei rapporti che scaturiscono dalla convivenza quotidiana, ed è perciò
conoscenza autentica.
E’
dunque l’operatore il miglior “terapeuta
in situazione” possibile, in grado cioè di cogliere sul momento il clima,
lo stato d’animo, le problematiche espresse (“in situazione”, appunto), da un
singolo utente o dall’intero gruppo (di musicali persone!).
E’
dunque l’operatore il soggetto connaturato dalla migliore capacità di
intervento, capace elaborare e proporre azioni di appropriata stimolazione
sociale, educativa, relazionale (ma
anche sonoro-musicale), sulla base (anche) delle finalità espressive e
terapeutiche del laboratorio.
Questa
enorme potenzialità dell’ope-ratore non può e non deve essere persa. Il nostro
progetto assume come centrale questa figura, prefiggendosi di soddisfare le
esigenze formative e di individuare percorsi percorribili, terapeuticamente
validi, ed attuabili anche in assenza o scarsità di quelle “capacità tecniche”
tanto fraintese.
Si
vuole partire quindi dall’assunto, dalla scommessa, dalla scelta
politico-operativa che la migliore competenza musicoterapeutica possibile (ed
agevolmente attivabile perchè potenzialmente già disponibile) è quella
dell’operatore stesso, l’educatore di base,
inteso come homo musicus “in situazione”.
E
questo è il più ambizioso degli obiettivi del nuovo progetto: fare delle
case-famiglia dei laboratori musicali permanenti “in situazione”. Fare delle
case-famiglia delle micro-comunità che con i suoni si esprimono per canali
extraverbali, di una comunicazione per quanto possibile consapevole e
condivisa, ovvero sociale, così come consapevole e condiviso è il linguaggio
verbale.
Con
il LEM (Laboratorio di Espressività Musicale) il “laboratorio di musicoterapia”
entra dentro la giornata delle case-famiglia, nel “tempo vissuto” delle
comunità residenziali. Dentro anche fisicamente alle strutture, attuandosi
negli “spazi vissuti” dei centri.
Gli
operatori, non più spettatori marginali delle esperienze, divengono protagonisti, operatori di fatti musicali, quindi
“musico-operatori”, ed al tempo stesso fruiscono di quelle esperienze come
uomini-musicali, e sono quindi “utenti” essi stessi, utilizzatori di musicalità
congiuntamente con i “malati mentali”.
In
una comunità sonora, cioè nella
casa-famiglia che agisce quotidianamente esperienze musicali e
musicotera-peutiche, l’emarginazione “sano/malato” si trova ad essere, almeno
nella musicalità, superata: tutti sono uomini musicali che partecipano ad un
linguaggio espressivo.
Il Laboratorio di Espressività
Musicale (LEM)
Il
LEM ha come fine, comune a tutti i laboratori artistici della cooperativa,
quello di utilizzare il linguaggio artistico come canale espressivo della
persona. Nello specifico del LEM tale linguaggio è il linguaggio sonoro, nella
sua accezione più ampia di linguaggio dell’ homo
musicus. Definiamo “homo musicus” come: il primo livello dei competenza
musicale, universalmente attribuibile ad ogni persona umana.
La
finalità del LEM non è in rapporto diretto con il Progetto Roabilitativo per il
Disagio Mentale (PRDM) che la nostra cooperativa porta avanti. Esso si occupa
di uomini musicali e del loro modo di comunicare attraverso i suoni, o
attraverso i suoni di esprimere le loro emozioni. Ad essere rilevante per il PRDM è la presenza
stessa di questo canale espressivo aggiunto e la sua fruibilità da parte di
ospiti e operatori all’interno delle proprie strutture residenziali.
Il LEM si prefigge in linea generale, insieme
con gli altri laboratori espressivi, di sviluppare la valenza cognitiva ed
espressiva dei processi creativi facendola
sperimentare come “efficace”,
ovvero capace di comunicare “senso”, nel
vissuto quotidiano di utenti ed operatori. Si intendono così attivare contesti e canali comunicativi
alternativi alla comunicazione verbale, per consentire ad utenti ed operatori
di entrare in relazione tra loro e con gli altri soggetti ospiti.
Non
si dimentichi mai che i soggetti che partecipano al laboratorio sono spesso caratterizzati da patologie che
rifiutano la comunicazione verbale o che cristallizzano comunicatività
sclerotizzate in atteggiamenti di isolamento e difesa. La attivazione e/o
ri-attivazione di canali di comunicazione extraverbali si prefigge quindi
di agevolare la loro capacità di
“esprimere disagi e desideri”.
Il
LEM inoltre si propone come fine quello di rendere maggiormente consapevole il
gruppo degli operatori delle risorse espressive e cognitive connesse con il
suono (rumore, gesto, parola, vibrazione emotiva), che fanno parte
dell’esperienza comune di ciascuno ma che spesso non vengono adeguatamente
sfruttate nelle loro potenzialità comunicative.
Il
L.e.m. dunque si occupa de:
Þ la scoperta ri-scoperta dell’uomo musicale, portando i
singoli ed i gruppi a sperimentarsi come artefici musicali e contestualmente a
riscoprire la musica che c’è in loro e come anche loro si “traducono”
nella/con/attraverso la musica (esperienza artistica della musica);
Þ l’utilizzazione di
fatti musicali e l’esperienza di eventi
sonori nel vissuto quotidiano e il loro riconoscimento come elementi dotati di
una propria capacità di produrre significato, ovvero della capacità di
veicolare senso di cui gli eventi sonori sono connaturati e della capacità
degli uomini musicali di riconoscere quel senso e di utilizzarlo come
linguaggio (musica come linguaggio di ogni giorno).
Il
Lem si struttura quindi su un doppio fronte che è dato dalla sperimentazione
vissuta individuale e di gruppo de:
Þ l’ esperienza
artistica come manifestatrice di personalità
Þ il linguaggio sonoro
esperito come capace di comunicare significati
Il
Lem si preoccupa quindi di elaborare percorsi, utilizzando eventi sonori e fatti musicali, atti a favorire nei propri utenti:
Þ il riconoscimento
nell’opera (musicale) creata di una traccia lasciata dalla propria personalità;
Þ il percepirsi come
artefice o co-artefice dell’evento e il riconoscersi nel gruppo degli artefici;
Þ lo
scoprirsi/ri-scoprirsi capace di scelte artistiche (autonomia estetica);
Þ l’utilizzo quotidiano
e riconosciuto del linguaggio sonoro;
Þ l’esperienza
familiare e quotidiana del linguaggio dei suoni.
|
Prima fase. Ricognizione.
Motivazione del progetto a tutta l’organizzazione cooperativa. Individuazione
dei gruppi e delle persone disponibili a divenirne referenti in ogni comunità
residenziale. Individuazione degli utenti per i quali predisporre percorsi di
attività musicali organizzate, da parte dei gruppi degli operatori. Discussione
degli interventi (anche in relazioni alle risorse umane e gestionali
disponibili). Incontri con i gruppi degli operatori di ogni casafamiglia
coinvolta nel progetto. Contestualmente potrà essere avviata la seconda fase. |
L’attuazione
del nuovo laboratorio necessita di tre fasi attuative. Una prima fase dove
gradualmen-te il laboratorio comincerà a entrare nelle comunità residenziali,
circo-scrivendo gli interventi a situazioni ben determinate. Essa sarà
caratterizzata dalla socializzazione a tutta la Cooperativa delle implicazioni
riabilitative del LEM . Funzione centrale della prima fase sarà
l’individuazione di gruppi di operatori referenti (alcuni per ogni comunità
residenziale coinvolta) con i quali avviare il processo di
formazione/co-formazione (per la formazione si rimanda al sesto capitolo).
|
Seconda fase. Dopo aver
delimitato l’ambito di intervento e dopo aver definito il gruppo di operatori
referenti per le attività musicali, attiveremo con essi una serie di incontri
settimanali di formazione, nel quale
sperimentare gli schemi operativi e socializzare alcune nozioni tecniche
indispensabili. Contemporaneamente saranno attivati i momenti organizzati di esperienza musicale con gli
utenti precedentemente individuati, gestiti dallo scrivente e dagli operatori
referenti. Gradualmente tale spazio formativo si trasformerà in un
laboratorio permanente nel quale sarà coinvolto tutto il gruppo degli
operatori. In tale sede saranno
socializzate l’osservazione, discussione e riprogettazione delle esperienze. Contestualmente sarà
verificata la possibilità di attivare, all’interno della cooperativa, uno o
più momenti di fabbrica strumentale con carattere sperimentale. |
Una
seconda fase concretizzerà, con modalità esplorative, la progettazione e la
realizzazione in situazione di esperienze musicoterapiche condotte dai
musico-operatori, esperienze che saranno esse stesse oggetto di analisi nei
momenti co-formativi. Parallelamente, saranno strutturati in maniera organica,
con scadenze periodiche, gli incontri di co-formazione. Tramite le esperienze
in situazione, che coinvolgeranno anche gli altri operatori dei centri, si
realizzerà una ricaduta piramidale di competenze su questi ultimi, ad opera del
gruppo degli operatori “referenti”.
La
terza ed ultima fase prevede il laboratorio a regime, con modalità di
progettazione e realizzazione degli interventi ormai autonome e interne al gruppo degli operatori di una
casa-famiglia, sia pure col sostegno
tecnico dei responsabili del laboratorio. La co-formazione diviene momento
permanente di scambio e socializzazione delle esperienze condotte.
|
Terza fase. Il Laboratorio
è a regime. In ogni comunità residenziale i referenti sono in grado di
elaborare e condurre autonomamente le esperienze, coinvolgendo anche gli altri
operatori. Con la fabbrica strumentale
si cerca di sopperire, almeno in parte, alla dotazione degli strumenti,
autorealizandoli. Gli incontri di co-formazione divengono permanenti momenti
di scambio e verifica delle esperienze svolte nella Cooperativa, nonchè di
aggiornamento e conoscenza delle
esperienze esterne. |
SCHEMA RIASSUNTIVO DELLA
STRUTTURA FUNZIONALE DEL LEM
|
Responsabile del LEM |
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|
Pianificazione Attività LEM |

|
Gruppo di operatori referenti
|
|
Pianificazione della Attività
Musicale nella C.F. |
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|
Operatore
|
|
analisi
delle esperienze musicali delle altre C.F. |
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|
area della
co-formazione e musicalità nella comunità sonora |
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|
Gruppo degli operatori di una
casafamiglia |
C.F.2 C.F.3
|
Analisi
|
MODALITÀ DI GESTIONE ED ARTICOLAZIONE DEL LABORATORIO.
|
La dissimulazione delle emozioni è un evento culturalmente radicato in ciascuna persona dalla educazione e dalla pratica sociale. Manifestare emozioni non sta bene, ci hanno educato da sempre che è sconveniente, gioia, amore, disperazione vanno stemprati nelle loro manifestazioni e possibilmente non socializzati apertamente nei rapporti interpersonali. Da sempre l’espressione libera delle emozioni è campo riservato ai bambini ed agli psicolabili. Un adulto sobrio e maturo “non sta bene” che salti di gioia in pubblico, e solo le persone “più deboli” come le donne ed i bambini sono socialmente ammesse alla manifestazione del dolore con il pianto davanti ad altre persone. Ancora più duro a morire è il pregiudizio sulla competenza musicale. Non saper cosa fare, non saper come suonare, sentirsi inabili fa sorgere più di una paralizzante frustrazione. Niente di strano che un qualsiasi adulto, anche quindi gli operatori della casafamiglia, oppongano forti resistenze a partecipare alle azioni musicali. Occorre rassicurare quindi in modo adeguato in primo luogo proprio i colleghi operatori (e forse noi stessi). La comunicazione delle emozioni è una cosa bella (le cui ricadute terapeutiche agiscono, non dimentichiamocelo, anche sugli operatori!). Suonare, cantare, muoversi nella musica è una cosa possibile anche per chi non ha particolari competenze (se siamo nati uomini siamo allora anche essere musicali). Queste paure sono alibi fin troppo facili per delegare ad altri (al referente Lem) ogni onere di un percorso che può essere solo esperito in gruppo. Massima attenzione quindi a motivare l’intero gruppo. Una sconferma data da un operatore sulla validità delle esperienze musicali pesa come un macigno inibitore su tutta la potenzialità espressiva della comunità sonora. |
Il
Responsabile del Laboratorio di regola non conduce in prima persona i momenti
della attività musicali. Eventualmente può parteciparvi in momenti organizzati
appositamente per approfondire particolari approcci tecnici o come “sostegno
tecnico” in esperienze specifiche che necessita-no competenze musicali più
definite.
Compito
del Responsabile è quello di fornire sostegno e specifiche com-petenze metodologiche al gruppo degli
operatori coordinando il com-plesso
delle attività musicali. Viene cioè ricercata una sempre maggiore autonomia
operativa da parte degli operatori. Il Responsabile coordinerà i momenti della
co-formazione, che assumono un carattere permanente di verifica delle
esperienze, analisi e aggiornamento e pianificazione delle attività. La
co-formazione permanen-te è destinata al gruppo degli operatori referenti. La
gestione delle attività nella casafamiglia di norma è affidata direttamente ai
Referenti, nei tempi e negli spazi ricavati diret-tamente “in situazione”. Il Referente non deve essere inteso come un
delegato per le attività musicali, ma come un coordinatore della comunità sonora.
Le attività necessitano della collaborazione attiva di tutti gli operatori di
una casafamiglia. Si attua così una ricaduta di competenze (musicali) che
trasferisce attenzioni e conoscenze, con un percorso a cascata, dal
Responsabile Lem ai Referenti Lem a tutti gli operatori di una casafamiglia. E’
questo il secondo livello della co-formazione, dove si sperimenta la musicalità
della comunità sonora attraverso l’insostituibile coinvolgimento di tutto il
gruppo degli operatori. E’ al livello
del gruppo degli operatori che si individuano, nel piano settimanale delle
attività e dei progetti personali del PRDM, i momenti e gli interventi
musicali, che si progettano le situazioni, che se ne verificano i risultati
focalizzandone le problematiche.
Particolare
attenzione deve essere posta quindi nella motivazione di tutto il gruppo
degli operatori. Senza l’adesione reale
del gruppo all’intero progetto, viene vanificato l’elemento decisivo di tutta
l’attività, e cioè la credibilità del linguaggio espressivo extraverbale come
canale reale ed esperibile di comunicazione.
(vedi finestra sulla dissimulazione dell’emozione e sulla competenza musicale)
Per far aderire responsabilmente gli
operatori al progetto, occorrerà socializzare ai colleghi l’importanza della
attività che si va a percorrere. Ecco le due principali argomentazioni: E’ una
scelta di strategia terapeutico-riabilitativa. Il LEM insieme agli altri
laboratori espressivi, è uno degli strumenti con i quali si cerca di espandere
le potenzialità relazionali di ogni persona, secondo quel valore della
centralità della persona, di qualunque persona ed in particolare di chi versa
in condizioni di emarginazione, valore che è ispiratore delle nostra ragione
sociale e che è il centro del nostro lavoro (stiamo operando infatti per il
recupero e la riabilitazione di soggetti emarginati a causa della malattia e/o
dell’handicap mentale) Una seconda argomentazione sulla necessità del
laboratorio musicale è rintracciabile a livello di marketing. Esperienze
musicoterapeutiche cominciano a caratterizzare il panorama socio-riabilitativo
dei soggetti che, come la nostra cooperativa, offrono servizi nel campo
dell’emarginazione, dell’handicap e della malattia mentale. Dunque si deve
percorrere uno sforzo per mettersi al passo (e possibilmente all’avanguardia) anche
in questo settore, non solo per offrire un servizio sempre migliore all’utenza,
ma anche per pubblicizzare i nostri servizi, rendendoli sempre più completi (e
quindi appetibili) agli occhi dei vari
responsabili dei servizi socio-assistenziali del Servizio Sanitario Nazionale
con i quali dobbiamo interloquire. La musicoterapia oggi è una parola di
successo. Poter inserire solide valutazioni e/o osservazioni musicoterapeutiche
per ogni singolo utente all’interno delle nostre relazioni e/o progetti riabilitativi
personalizzati ci permette di valorizzare meglio il servizio che offriamo (cioè
di “venderlo” meglio, quindi di garantirsi il lavoro).
LA SCHEDA LEM (SCHEDA FUNZIONALE DI MUSICOTERAPIA)
Registrare
rigorosamente le esperienze ele osservazioni è fondamentale alla attività del
LEM. Sarà predisposta quindi, per ogni utente avviato al laboratorio, una
scheda personale LEM. La scheda (di osservazione e registrazione delle
esperienze musico/musicali di una persona/utente) deve riportare tutte le notizie
utili ricavabili dalle esperienze musicali.
La
scheda come prima cosa deve riportare la situazione
iniziale con tutte le notizie utili:
Þ Dati anagrafici, nome, data di nascita
Þ La diagnosi
Þ Le notizie sull’ambiente di provenienza (quando disponibili). Si riporteranno in
questa sezione le notizie conosciute sull’ambiente musicale di origine: la
famiglia, la scolarizzazione, ecc. Le canzoni che cantava da piccolo, le
esperienze musicali vissute, se i genitori cantavano in casa, cosa cantavano,
se ascoltava la musica, cosa ascoltava, ecc.
Þ La situazione iniziale. Comportamenti autistici,
autolesionistici (come e che parte del corpo percuote?), auto e/o
eteroaggressività ricorrente. Motivazioni e disponibilità a vivere l’esperienze
musicali. Gestualità, motricità, posture corporee.
Þ Stereotipie. Si descriveranno le stereotipie, dondolamenti,
emissioni vocaliche, lallazioni, uso delle mani, ecc.
Þ Manifestazioni e comportamenti sociali. Comportamenti
oppositivi, collaborativi, scarsa o sufficiente capacità di attenzione, se
ignora o se si rapporta con gli altri utenti, se e come si isola, ecc.
Þ La mappa corporea. Specificare quali sono le zone del corpo
che offre spontaneamente al contatto e quali quelle in cui lo rifiuta. Posture,
atteggiamenti corporei rispetto all’ambiente, modo di camminare.
Þ Gli elementi spontanei di espressione musicale. Se
canticchia qualcosa. Se canta nel vero senso della parola e che cosa canta. Se
balla. Se melodizza o ritmizza particolari parole e/o espressioni, e come (chi non è in grado di trascrivere in termini
di altezze ed accenti ritmici questa delicata osservazione può farsi affiancare
dal responsabile del laboratorio).
Þ Le eventualli competenze e preferenze musicali. Se suona o
ha suonato uno strumento. Se ascolta musica. Cantanti preferiti, brani
ascoltati, ecc.
Saranno
poi inserite nella scheda le osservazioni
musicali (aggiornamento della scheda). Il referente non si spaventi circa
la mole di lavoro suggerita, che infatti è più lunga a spiegarsi che a farsi.
Le osservazioni sulla scheda avranno natura sintetica ed assai stringata.
L’importante è che con una o due frasi si riescano a mettere in risalto gli
elementi salienti del momento musicale esperito con l’utente. Sulla scheda
verranno quindi annotati tutti gli
elementi delle esperienze musicali
condotte con quella persona. Verranno registrati il giorno, il tipo di
esperienza condotta, i comportamenti musico/musicali osservati, ogni altro
fatto musico/musicali spontaneamente manifestato sia in contesti musicali che
nel vissuto quotidiano ordinario. Sarà rilevante riuscire a cogliere le
interazioni con oggetti sonori, strumenti musicali, i diversi musicoperatori,
il gruppo,ecc. Niente di diverso da quanto già viene fatto sulle osservazioni
quotidiane comportamentali.
Alcuni
criteri per le osservazioni. Registrare le variazioni rispetto ad ogni analogo
contesto precedente: di attenzione, di motivazione, di strategie
comportamentali.
Si
deve porre particolare attenzione: agli eventi sonori tipici posti in essere
dal soggetto; alla sfera emozionale del soggetto ed al suo variare in risposta
ai vari imput e sollecitazioni; al
riutilizzo di imput musicali nel vissuto quotidiano; alle manifestazioni di
benessere/disagio ed alle loro modalità di articolazione; agli elementi
espressivi musicali realizzati; ai commenti dati dal soggetto all’azione sonora
esperita.
E’
opportuno affiancare alla scheda funzionale, che è personale, un registro delle attività musicali svolte nella comunità musicale
(la casafamiglia), nel quale descrivere tutti i momenti organizzati condotti (in gruppo, in rapporto 1:1, scaturiti
occasionalmente, gli schemi utilizzati, gli strumenti autoprodotti, ecc.). Troveranno posto nel registro tutti gli imput
sonori esperiti e condivisi che possono assumere un senso musicale nella
comunità. Si consiglia di far emergere nel registro anche le specifiche dei
musicoperatori con le rispettive caratteristiche ed attitudini musicali, che,
al pari degli utenti e delle esperienze condotte, contribuiscono a
caratterizzare in modo unico ed irripetibile quella comunità sonora.
La
lettura contestuale delle schede personali di attività LEM e del registro della
comunità sonora prende nome di scheda funzionale di musicoterapia. E’
questo lo strumento di orientamento del musicoperatore nell’atto di programmare
l’attività.
LA PROGETTAZIONE DI UN INTERVENTO
Il
musicoperatore deve essere in possesso di una autonoma capacità di pianificazione delle attività musicali (oltre
che essere autonomamente capace di gestirle e realizzarle concretamente.).
Questo perchè la figura del musicoperatore detiene la competenza più appropriata per farlo, e cioè: l’esperienza diretta dell’altro, sperimentato quotidianamente nei
suoi bisogni e nelle sue emozioni; la conoscenza dell’insieme delle esigenze
della comunità. Richiamando la strategia già delineata (vedi introduzione) si
possono comunque dare alcuni criteri (di orientamento e non vincolanti) per
conseguire un coordinato ed efficace percorso di esperienze
musicali-musicoterapeutiche, in coerenza con le finalità che si sono date al
LEM.
1
- Un primo criterio è di partire da una analisi complessiva dei bisogni e delle
caratteristiche della comunità in cui si opera. Saranno le attitudini
manifestate dall’utenza, dagli stessi operatori, unitamente al quadro delle
esperienze già svolte e delle risorse temporali e logistiche, a direzionare
l’attività musicali. Ascoltare prima di proporre.
PROGETTARE UN INTERVENTO
|
risposte possibili |
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![]()
|
delineare
i percorsi
|

![]()
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obiettivi di massima modalità
per un singolo utente |
|
analisi delle
|
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![]()
obiettivi di massima modalità
per un singolo utente |
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programma operativo possibile
|
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attività musicali LEM momenti operativi |
Osservare
prima di fare. La domanda costante da porsi è : cosa si può fare, utilizzando la musico/musicalità, per agevolare
l’esternazione di bisogni e la comunicazione delle emozioni di questa persona
in questo contesto? Si può tentare, attraverso la musica/musicalità, di entrare
in comunicazione con lei?
2
- Un secondo criterio è di trovare soluzioni semplici (e pratiche). L’efficacia
non è necessariamente proporzionale alla complessità. Qual’è il miglior
strumento musicale possibile? Il corpo, con tutta la sua potenzialità emotiva e
comunicativa: ed è sempre disponibile, in ogni situazione.
3
- Un terzo criterio è operare secondo motivazione. Un lavoro sulla comunicazione
emotiva mette in gioco profondamente gli investimenti affettivi di una persona.
E’ un gioco che non ammette bluff. Uno schema operativo è sempre e comunque una
ricerca di scambio interpersonale e non può essere un modo per tamponare il
tempo morto di una giornata.
Ecco
allora come procedere per progettare un intervento.
A
-Dall’osservazione e dall’analisi dei bisogni scaturiscono naturalmente delle
risposte. Ecco delinearsi gli scenari possibili sulle singole persone:
recuperare l’identità (schemi propriocettivi); ricercare compiacimento di se
(schemi di valorizzazione); incrementare la consapevolezza (conoscere con la
musica); voglia di esprimersi (schemi di espressione); bisogno di rilassarsi;
voler essere stimolati; poter sfogare la propria carica emotiva ed
energetica...
B
- Individuati i bisogni in chiave musico/musicale, compito del musicoperatore è
delineare i percorsi appropriati per rispondere a quei bisogni, calibrati sulla
base delle caratteristiche dell’utente, del sue abilità cognitive, delle sue
aspettative, delle sue specifiche comportamentali (e dell’esperienza
pregressa).
C
- Si delineano così gli obiettivi di massima, le modalità esperibili, gli
schemi operativi appropriati per ogni singola persona (intervento per un
singolo utente).
D
- Si fa una analisi delle ipotesi di massima delineate per ciascun utente e le
si rapportano con quelle di tutti gli altri e delle necessità operative della
casa.
E
- Si predispone un calendario o un
programma operativo nel quale realizzare gli interventi, ad esempio nell’arco
della settimana o del mese (intervento complessivo nella
comunità/casa-famiglia).
Elaborare uno schema
operativo
Può
nascere l’esigenza di elaborare nuovi schemi operativi per centrare uno o più
obiettivi in un determinato contesto o ipotesi di lavoro. Può succedere anche
che sia l’esperienza stessa a far vivere, durante un momento musicale, una
situazione o una dinamica operativa che si rivela come particolarmente
efficace, strutturandosi quindi come un
nuovo schema riproducibile. E’ senz’altro opportuno registrare tutti gli schemi
operativi esperiti.
Per
definire uno schema operativo è sufficiente delineare i seguenti profili di
auna azione musicale:
Þ inquadramento della situazione (strutturata,
occasionale, orientata, singola, di gruppo...);
Þ utenza indicata (specificare se adatto ad una
specifica utenza);
Þ inquadramento delle
disponibilità necessarie (tempo, operatori, strumentario necessario, se serve
un registratore e/o riproduttore, se deve essere preparato lo spazio
utilizzabile...);
Þ inquadramento delle
strategie su cui si fonda lo schema (alternanza piano/forti, percezione di un
bioritmo,...);
Þ individuazione delle tecniche utilizzabili (tecniche
musicali, tecniche di valorizzazione e conferma, tecniche musicoterapeutiche,...);
Þ individuare la sequenza
delle operazioni e delle attenzioni da porre in essere nello schema (si
farà...si suonerà... facendo modo che...);
Þ esplicitazione degli
obiettivi musico/musicali che si vogliono raggiungere (percepirsi nel gruppo
degli artefici, rivivere la memoria del dondolamento prenatale, gratificazione
nell’esperienza creativa, ...);
Þ individuazione dei
meccanismi secondo i quali si può articolare l’espressione di se e la
comunicazione (condivide/varia lo schema gestuale, ascolta e segue le variabili
poste in essere dagli altri e vi si adegua, propone egli stesso variazioni,
...);
Þ elaborazione delle eventuali
varianti utilizzabili (delineare le varianti allo schema possibili nei diversi
contesti).
STRUMENTI DI VERIFICA, RIDEFINIZIONE,
CO-FORMAZIONE
I
processi di verifica del lavoro svolto sono gestiti al livello del gruppo degli
operatori che sono attivi in una casa-famiglia (insieme dei
musicoperatori). Davanti ai risultati di
una azione musicale sperimentata nel tempo, ci si deve interrogare su due
aspetti:
Þ i momenti musicali
(gli schemi operativi esperiti) hanno centrato gli obiettivi?
Þ i percorsi effettuati (piani di intervento) hanno dato una
risposta ai bisogni?
L’osservazione
delle risposte dei partecipanti date nel tempo dalla pratica musicale di
singole situazioni e/o schemi operativi, consentirà di determinare il grado di
corrispondenza tra questi e gli obiettivi musico/musicali che si erano
prefissi. Si potrà così stabilire: se lo schema è efficace; oppure se non lo è;
se è più o meno efficace in relazione ad una utenza specifica o a condizioni
specifiche, ecc. La ridefinizione di uno schema nasce quindi conseguentemente,
modificando i fattori di minor corrispondenza agli obiettivi.
L’osservazione
delle ricadute espressive e comunicative che si evidenziano nel tempo dalla
pratica musicale di un piano di intervento, consentirà di cogliere il grado di
soddisfazione delle finalità che si erano prefisse. Si cercherà così di
focalizzare quanti e quali elementi espressivi e comunicativi, in riferimento
al gruppo ed ai singoli, si è riusciti a cogliere, attraverso l’attività
musicale complessivamente esperita in un arco di tempo, e se ed in quali
condizioni l’attività esperita si è dimostrata un canale utile per veicolare
emozioni e significati. In definitiva se si è riusciti a risvegliare le
potenzialità globali (e non solo musicali) dell’uomo musicale che è in ciascuna
persona. L’intero approccio programmatico viene ad essere ridefinito di
conseguenza, modificando le esperienze che si sono rivelate inadatte.
Questi
momenti di verifica e ridefinizione dovranno essere periodici nell’ambito della
co-formazione permanente. La socializzazione e circolazione fra tutti i
musicoperatori delle esperienze svolte, dei risultati ottenuti (come anche
degli insuccessi conseguiti), anche attraverso gli incontri periodici di
verifica e ridefinizione, è di per sè momento co-formativo (cioè di
autoformazione collettiva) di un “sapere” peculiare a chi opera con la musica,
in determinate e specifiche situazioni all’interno di una specifica
organizzazione (la cooperativa). La periodicità suggerita è una giornata
mensile destinata alla discussione e verifica collegiale del lavoro svolto.
Il
responsabile del laboratorio, insieme ai referenti LEM, si preoccuperà poi di
predisporre permanenti modalità di aggiornamento attraverso la conoscenza di
modalità ed esperienze maturate in altri ambiti terapeutici, predisponendo allo
scopo un calendario annuale di scambi, partecipazione a seminari ed ogni altra
opportuna iniziativa.
SCHEMI OPERATIVI: DEFINIZIONI E FINALITÀ
Considerazioni generali sugli
schemi operativi
In
questo capitolo si vogliono manualisticamente definire degli schemi operativi
di riferimento, praticamente utilizzabili da chi, operando in situazione,
gestisce il laboratorio nelle comunità sonore.
Gli
schemi non vogliono e non possono essere rigide sequenze operative, e tantomeno
possono essere esperiti come universalmente validi. Essi si propongono come
semplici idee, un elenco non esaustivo di soluzioni “pre-confezionate”, la cui
finalità è quella di dare ausilio a chi concretamente opera, fornendo un
ventaglio di spunti, percorsi e possibili opzioni. A questi vanno affiancati
gli schemi, i percorsi e gli spunti operativi della metodologia di riferimento
GdL (Stefani, Guerra Lisi 1997), alla quale si rinvia. I percorsi delineati in
questi schemi, sebbene costruiti sulla base di esperienze concrete, sono
evidentemente stabiliti “in astratto”, e necessitano per la loro concretizzazione
nella realtà della casafamiglia (data dalle specifiche dinamiche
musico-comportamentali di ogni singolo e dell’intero gruppo), di un continuo
processo di adattamento al contesto e di una
costante rielaborazione.
Tale
capacità adattiva e creativa del musicoperatore presuppone una autonoma
operatività in situazione, che viene a
stabilizzare progressivamente la competenza acquisita tramite la stessa
esperienza concreta.
Alcune definizioni utili.
Si
espongono qui solo i termini liberamente coniati o puntualizzati per questo
progetto. Per l’ulteriore terminologia si rimanda ai testi della GdL già sopra
richiamati (in Musicoterapia nella
globalità dei linguaggi, alle pagine 96 e seguenti, vedi bibliografia).
IMPUT MUSICALE ELEMENTARE. Si definisce come imput musicale elementare l’inciso musicale, una breve sequenza di eventi sonori elementari (pochi suoni, brevi ritmi o sequenze ritmiche, movimenti gestuali in ambiente sonoro, vocalizzi o espresioni vocali, suoni strumentali,...) o anche di un singolo evento elementare, purchè sufficientemente definito e tale da poter essere riconoscibile qualora riprodotto od imitato.
METODOLOGIA DI RIFERIMENTO. La metodologia di riferimento è già stata individuata nella globalità dei linguaggi
OBIETTIVI. Gli obiettivi di uno schema operativo sono: favorire, attraverso l’evento musicale esperito, l’espressione di sè e la comunicazione delle persone che vi partecipano.
OGGETTI DI AMPLIFICAZIONE MOTORIA-GESTUALE. Per oggetti di amplificazione gestuale e motoria si intendono degli esaltatori dei movimenti plastici come: una mantella fatta con un telo leggero e mosso con le braccia; dei lunghi nastri colorati azionati con le mani o appesi all’estremità di una bacchetta di sostegno (i nastri ginnici); gonne dervisciche (esaltatori della rotazione sul tronco); nastri legati alle caviglie. Devono possedere la caratteristica di non essere rigidi (e tantomeno contundenti).
ORIENTAMENTO DEFINITO. E’ orientata l’azione sonora dove l’operatore è consapevole degli stimoli che vuole dare e della finalità espressiva che si vogliono raggiungere.
SCHEMA OPERATIVO. Si definisce schema operativo un insieme di azioni e condotte musicali, gestiti dal musicoperatore con livelli anche diversificati di organizzazione e preparazione (tempi, strumentario, presenze ecc.), nel quale condurre praticamente con altri soggetti della comunità sonora, una esperienza musico/musicale, sia essa individuale (1:1) o di gruppo.
SITUAZIONE OCCASIONALE. Parliamo di situazione occasionale quando si interviene musicalmente su un contesto sociomusicale (ad esempio su un momento della vita della casafamiglia) così com’è, senza alcun ausilio strumentale o logistico, cogliendo le valenze musicali di quel preciso momento e contesto in maniera estemporanea ed occasionale. La situazione occasionale può avere come scopo l’esplorazione delle reazioni musicali di un gruppo o di una persona di fronte ad una stimolazione concreta, senza prefissarsi particolari obiettivi, ed è quindi definibile anche come situazione aperta.
SITUAZIONE STRUTTURATA. Parliamo di situazione strutturata a proposito di uno schema operativo che necessita di essere logisticamente preparato (disponibilità strumentali) con un orientamento definito dell’ “azione sonora”. L’orientamento consiste nell’avere preordinati gli obiettivi dell’azione musicale, le modalità con cui effettuarla, delle aspettative circa le risposte musicali dei soggetti coinvolti.
SITUAZIONE ORIENTATA. Parliamo di situazione orientata a proposito di uno schema operativo non strutturato, in quanto possibile in qualunque spazio e con qualsiasi strumentario e/o nessuno strumento, dove l’orientamento consiste nell’avere preordinati gli obiettivi dell’azione musicale, le modalità con cui effettuarla, delle aspettative circa le risposte musicali dei soggetti coinvolti.
SITUAZIONE NON STRUTTURATA. Parliamo di situazione non strutturata (e/o occasionale e/o spontanea) a proposito di uno schema operativo che parte da uno o più imput eterogenei, che possono anche essere occasionali oppure spontanei, e che si articola riprendendo, sviluppando, variando l’imput di partenza senza un’orientamente predefinito della situazione, la quale si definisce da sola “in divenire” con il libero coinvolgimento delle “entità sonore”
TECNICA. Si definisce “tecnica” una sequenza di operazioni e/o comportamenti e/o eventi (stimoli) sonori preordinata al conseguimento di un fine pratico.
“Tecnica” come sopra definita è un termine interno (valido per questa manualistica esposizione degli schemi operativi). Lo scrivente si scusa se talvolta il termine si sovrappone con l’accezione canonica data in ambito musicale al termine “tecnica strumentale” (l’insieme delle azioni pratiche volte a suonare uno strumento o a produrre fonazione musicale).
TEMA. E’ il soggetto, l’idea, l’immagine a cui ispirare espressamente un brano/opera, per supportare con un “significato esterno” una elaborazione musicale.
Illustrazione di alcune tecniche
Riportiamo
in questa sezione alcune tecniche necessarie nella realizazione degli schemi,
appositamente elaborate o rivisitate per questo progetto. Per le rimanenti, già
esposte nella metodologia di riferimento, si rimanda ad essa.
T. della valorizzazione di un imput per imitazione e ripresa. Per valorizzare e confermare le scelte musicali di un singolo, l’operatore ne riprenderà uno o più imput musicali, riproducendo una o più espressioni percussive/vocali/gestuali/strumentali proveniente da un singolo per imitazione. La scelta espressiva del singolo che ha prodotto quell’imput viene ad essere così confermata e valorizzata dall’operatore o dagli altri artefici musicali per rinforzamento.
T. della captazione di un imput musicale. Ogni persona, se osservata con attenzione, articola qualche elemento sonoro, vocale, ritmico, melodico a lui peculiare. Un modo particolare di modulare la voce nel parlare o nell’esprimere particolari allocuzioni, una stereotipia ritmico-corporea, una intonazione vocale particolare. Questo particolare elemento può essere ripreso ed imitato (anche con spunto occasionale e fuori da un contesto rigorosamente musicoterapeutico), decontestualizzato ed inserito in un contesto più ampio (ad esempio essere ritornello di una breve canzone). Avremo così “rubato” un elemento proprio di quella identità personale-musicale per gettarlo in pasto all’intero gruppo sociale, rendendo la persona “derubata” il principale autore (volente o nolente) dell’opera o del momento sociomusicale.
T. della vocalizzazione di un ritmo. Qualsiasi pulsazione ritmica può essere vocalizzata (come anche gestualizzata). Questo permette una interiorizzazione vocale della pulsazione, traducendola in espressione personale. La vocalizzazione avviene associando vocalizzi o semplici parole in modo che le accentazioni fonetiche coincidano con quelle ritmiche in una corrispondenza di tempi e di durate.
T. dello scambio di ruolo o di strumento. Per variare il contesto dato, arricchendolo di nuove potenzialità espressive, quando siamo davanti ad uno schema operativo che può articolare due o più gruppi (strumentali), l’esperienza viene riproposta con l’inversione dei gruppi. Se ad esempio, abbiamo un gruppo A chesi esprime col corpo (danza, movimento, coreografia) ed un gruppo B che suona gli strumenti musicali in una sorta di sfondo musicale dell’azione gestuale, riprodurremo la stessa esperienza col gruppo A che suona ed il gruppo B che si esprime con il corpo. Lo stesso esempio in un contesto 1:1 può essere dato dall’operatore che suona uno xilofono ed un artefice/utente che suona un tamburo. Saranno ripetuti gli schemi sonori appena esperiti ma con gli strumenti scambiati.
T. del commento sonoro e gestuale “a valenza espressiva neutra”. Si intende un insieme di imput espressivi che siano, per quanto possibile, non caratterizzati (in tal senso “neutri”), e quindi potenzialmente suscettibili, in una vasta pluralità di direzioni, di essere creativamente imitati, sviluppati, ripresi, variati, intensificati, condivisi, negati...
Le caratteristiche di tali imput saranno le seguenti:
-sul piano ritmico: ritmi non strutturati, pulsazioni rarefatte; (a)
-sul piano armonico: unisoni e ottave ripetute, intervalli giusti paralleli (quarte e quinte parallele), bicordi a moto obliquo (di terze e quarte, quarte e quinte, quinte e seste) che ritornano sull’intervallo di partenza; la situazione esecutiva più semplice sarà data dall’operatore che suona un metallofono o delle campane o strumenti a corda; (b)
-sul piano melodico: melodie di breve ambito, pochi suoni, ripetute, articolate per piccoli intervalli; (c)
-sul piano gestuale: una posizione statica od un movimento elementare, semplice, non brusco, una coreografia elementare (ondulazione delle mani, degli arti, del tronco, della testa; cerchio che si espande e si chiude. lento dondolare e rotolare...);
-sul piano timbrico: deboli sonorità iniziali, note lunghe della voce (vocalizzi aperti o a bocca chiusa, “Mmmh”) o note lunghe prodotte con aerofoni non acuti, piccole percussioni metalliche, dita e mani sui metallofoni,
Nella creazioni di commenti a valenza espressiva neutra saranno possibili abbinamenti di più parametri (e)
esempi a,b,c,e
partiture
e annotazioni musicali non producibili su web
SCHEMI OPERATIVI SULL’OCCASIONE MUSICALE: SCOPRIRE LA
MUSICALITÀ
Si
danno in questa sezione una serie di spunti schematizzati finalizzati alla
riscoperta, percezione e valorizzazione di un mondo che è tutto musicale,
attraverso una nuova attenzione, una abitudine a riconoscere fatti musicali
nelle situazioni quotidiane, occasionali e/o estemporanee.
dentro di noi
La scoperta della musica interna è momento di grande
tensione propriocettiva con rilevanti ricadute terapeutiche.
Riscoperta dei ritmi biologici: respirazione e
pulsazione cardiaca.
Situazione orientata, singola e di gruppo.
Disponibilità necessaria: uno spazio adeguato. Nella
versione strumentale sono richiesti xilofoni,
membranofoni o altri strumenti percussivi.
Lo schema si riconduce ad autopercepire e
rivivere i bioritmi del corpo.
L’orientamento è dato dalla riproducibilità dei
bioritmi percepiti. Le modalità operative possono essere varie, si suggerisce
di utilizzare pulsazioni lente in chiave propedeutica al rilassamento.
Per la respirazione, il gesto pneumatico può essere
evidenziato sonorizzando il respiro con fonemi
vvvh, fffh, sshh, hhh,. Ad una prima fase di tensione propriocettiva,
può seguire una seconda fase dove l’ascolto reciproco sarà guidato ad una
sincronizzazione dei gesti pneumatici in un unico ritmo.
La gestualità corporea è un’altra soluzione per evidenziare il respiro, alternativa e/o
complementare alla vocalizzazione.
Gestualità riferibile alla respirazione può essere:
il lento dondolamento del tronco avanti dietro; l’estensione contrazione degli
arti superiori verso l’alto; un moto circolare del tronco che ritorna su se
stesso al termine di ogni ciclo respiratorio.
Obiettivi sono la autopercezione di se, la
consapevolezza del proprio corpo, e della
sensazione vitale di esistenza. Negli schemi di gruppo l’obiettivo
ulteriore è sincronizzazione in un ritmo unico, l’armonizzazione di se con
l’ambiente circostante, con gli altri elementi del gruppo. Percezione
dell’armonia tra se e il corpo (e nel gruppo tra se e tutti gli altri), in
funzione di rilassamento.
L’espressione è focalizzata nella modalità gestuale con la quale il singolo traduce
corporalmente la pulsazione. La comunicazione è rilevante come ascolto risposta
degli imput esterni e nelle scelte di accomodamento del proprio ritmo a quello
del gruppo.
Variante con piccolo strumentario. Si procede come
nel caso precedente Il ritmo così
visualizzato può essere suonato, riproducendo la pulsazione su una nota di
xilofono o metallofono, su due note (una per l’inspiro più acuta, una per
l’espiro più grave), oppure utilizzando uno o più membranofoni, oppure ancora
glissando su uno xilofono verso l’acuto per l’inspiro e verso il grave per
l’espiro.
Con gruppi abbastanza articolati si può applicare la
tecnica dello scambio di ruolo. L’insieme sonoro così ottenibile potrà anche
essere usato come sfondo musicale di opere create.
Variante gestuale e coreografica. I bioritmi
gestualizzati si possono prestare ad infinite interpretazioni corporee e
coreutiche. Si suggeriscono, come particolarmente efficaci, schemi di gruppo
radiale.
Un gruppo radiale è un insieme di persone disposte
in cerchio rispetto ad un centro, ad esempio sedute con le gambe rivolte verso
il centro. Con l’estensione e/o il collegamento delle braccia e delle mani la
pulsazione viene trasferita all’intero cerchio, che si estende e si contrae
ritmicamente. Posizione aperta: tronchi leggermente piegati all’indietro,
braccia e mani estese e/o collegate fra loro. Posizione chiusa: tronchi
proiettati verso il centro, braccia e mani lungo il corpo oppure anch’esse
estese verso il centro.
Due persone sincronizzate nei loro gesti possono
usare lo stesso schema. Le braccia si uniranno alternativamente a formare
rompere e ricostituire “ponti” corporei tra i due soggetti attraverso gli arti
superiori.
Un altra situazione consigliata, quando è possibile
avere coppie di due persone, è la corporeità nella posizione seduta schiena
contro schiena e mani collegate, che permette l’immediata percezione della
fisicità del compagno nel suo muoversi.
Per il ritmo cardiaco la percezione diretta può
presentare qualche problema. Ci si può appoggiare con l’orecchio al tronco di
un compagno, o utilizzare uno stetoscopio qualora disponibile, ma tali
esperienze producono il problema tecnico di non poter essere amplificate.
Meglio allora predisporre su un nastro la registrazione
di un battito cardiaco. Con la riproduzione ritmica del battito cardiaco su un
grosso membranofono (o su una lama subbassa) si risolve comunque il problema.
La pulsazione ritmica più efficace è un movimento ternario con due accenti (di
cui il primo più forte) ed una pausa.
La traduzione gestuale-corporea della pulsazione (i
cicli sono più rapidi che non nella respirazione) e più immediata che non la
vocalizzazione, e può concretizzarsi in una qualsiasi forma di estensione
contrazione riposo (sistola diasistola).
Gli obiettivi sono quelli della respirazione, la
percezione passiva della pulsazione lenta può indurre rilassamento, ma una sua
interiorizzazione con attiva traduzione corporea, cogliendo il flusso vitale
dell’energia pulsazione, può generare un accumulo di energia psicomotoria ed il
conseguente bisogno di scaricarla, secondo modalità anche coreutiche
rappresentative o schemi di accellerazione catartica.
L’accellerazione potrebbe venir cercata
spontaneamente dagli stessi artefici sonori attraverso un incremento dinamico e
ritmico realizzato suonando le percussioni.
negli altri
Attenzione primaria del musicoperatore è
l’osservazione e la ricerca delle manifestazioni di musica/musicalità di
ciascun utente.
Riconoscimento di un elemento (imput) di identità
musicale.
Situazione occasionale aperta.
Lo schema si prefigge di rendere consapevole il
gruppo e/o la persona di un proprio gesto musicale spontaneamente prodotto,
così che possa essere percepito (da tutta la comunità sonora e dalla persona)
come espressione caratteristica di una identità musicale e personale.
L’operatore, osservando le manifestazioni musicali
dell’utente, individuerà uno o più comportamenti musicali caratteristici di
quella persona. Si ricercheranno allora le stereotipie ritmiche più ricorrenti
nel comportamento; le intonazioni melodiche proprie del vissuto musicale di
quella persona (sulle quali si capisca che la persona ha un qualche
investimento emotivo/affettivo: può essere un jingle pubblicitario, una canzone
che gli piace); la gestualità collegata con la comunicazione sonora; in
soggetti che non usano o non possono usare il
linguaggio verbale si coglieranno le articolazioni sonore della voce, i
modi di approvare/disapprovare, di gridare, di esprimere emozioni.
Utilizzando la tecnica della captazione, si attende
che spontaneamente il soggetto articoli quell’imput sonoro, e lo si imita,
rendendolo così evidente. Gli altri operatori lo imiteranno a loro volta.
L’imitazione deve essere coscientizzata come riproduzione sonora di un elemento
di quella identità.
Riproducendo l’esperienza nel tempo, la comunità
sonora avrà chiaro che, riutilizzare (o rielaborare) quell’imput, sarà come
chiamare per nome quella persona, riferirsi a lei, renderla presente.
Le variazioni sullo schema si presentano molteplici.
In ambito di ritardo mentale si può selezionare il modo di esprimere una stessa
cosa/emozione, riprodurle in gruppo (col canto) e inserendo sulle note le
parole “chi sono io?” “chi è questo?”.
Con una utenza borderline lo stesso gioco può essere
fatto intonando le canzoni preferite per indirizzareare scherzosi messaggi
logistici “o che ti levi di qui?” “tocca a te dare il cencio!” ecc. Nell’ambito
della malattia mentale, spesso si assiste a particolari melodizzazioni di frasi
con alto contenuto emotivo, che chiaramente sono ottimi spunti di lavoro.
L’imput così selezionato, ormai patrimonio della
comunità sonora, potrà essere utilizzato come elemento musicale in contesti
creativi o ludici.
Riconoscimento ed improvvisazione sopra un elemento
(imput) di identità musicale.
Situazione occasionale aperta.
Alla captazione estemporanea dell’imput segue una
immediata improvvisazione e rielaborazione dell’imput (condotta dall’ operatore
o dal gruppo degli operatori pre-senti, ma nella quale si possono coinvolgere
anche gli altri ospiti).
Se ne fa insomma un piccolo brano musicale creato li
per li. Per strutturare il brano si
adotteranno i più disparati accorgimenti, tra i quali possiamo
suggerire: l’improvvisazione di cori alternati
(2 operatori) che ripetono in modo antifonale l’imput originario; la
sottolineatura del ritmo interno all’imput con piccole percussioni improvvisate
con cucchiai, pentole, mani e piedi che percuotono oggetti e mobilia; se non si
coglie il ritmo insito nell’imput (specie se trattasi di imput melodico),
semplicemente si improvvisa un ritmo a caso e si melodizza sopra riproducendo
lo spunto d’origine; non si disdegni, se ne esce un ritmo ben strutturato, di
danzare l’imput così trasformato, o di coinvolgere i presenti in una
processione-catena danzante che
spiraleggia per la stanza.
nelle cose
Le cose, gli oggetti popolano il mondo che ci
circonda. Tirar fuori il loro suono è un poco come dare loro una voce.
Alla scoperta dei timbri degli oggetti.
Situazione occasionale aperta.
Lo schema si prefigge di ascoltare la risposta
timbrica di un qualsiasi oggetto (idiofono) percosso. Partendo da un evento
anche casuale, un colpo occasionale su qualcosa, l’operatore può decidere di
“suonare” ripetutamente quello stesso oggetto facendo così convergere su di
esso l’attenzione del gruppo presente o dell’utente che gli è di fronte.
L’oggetto, rispondendo alla sollecitazione, rivelerà
il proprio timbro, la struttura materia che risuona, la propria anima musicale.
Lo schema ha una valenza di apprendimento, ed è indicato in soggetti con
ritardo mentale.
Si potrà affiancare sinesteticamente alla percezione
acustica quella tattile. Lo schema è altresì utile per cogliere, nel
comportamento autistico, la valenza affettiva che viene conferita dal soggetto
ad un determinato oggetto. Saranno valorizzate le risposte date dall’utente.
Gli oggetti più delicati (una bambola, un
giocattolo) potranno essere picchiettati ritmicamente coi polpastrelli o con
battenti leggeri (esempio una piccola matita). Oppure ancora potranno essere
gli oggetti stessi suonare, usati come battenti atipici per sfiorare o suonare
uno xilofono o altro strumento.
Verbalizzazione proiettiva sull’oggetto per-cosso.
Situazione occasionale orientata.
Si procede come nel caso precedente. Si solleciterà
poi una manifestazione verbale che “spieghi” l’evento sonoro che si era
prodotto, ad esempio la bambola che aveva sfiorato lo xilofono. Si potrà
chiedere una spiegazione autorappresentativa dell’oggetto del tipo: “che cosa
ha detto?”.
Oppure si potrà sollecitare una spiegazione delle
qualità attribuibili al suono percepito. Se il suono è voce di qualcosa, chi è
che parla? Uomo o donna? Vecchio o giovane? Sano o malato?
nell’ambiente
Per esplorare l’ambiente e conoscerlo possiamo
anche...suonarlo!
Un prato di campagna, un giardino con bambini che
giocano, un incrocio del centro pieno di traffico veicolare, un ambiente di
lavoro rumoroso...ogni ambiente ha delle spiccate caratteristiche acustiche e
musicali. Esse possono essere riconosciute e riprodotte, o quantomeno imitate.
Se non è possibile portare l’intera comunità sonora col suo strumentario a
suonare in presa diretta con e nell’ambiente (ma non escludiamo nulla a
priori), l’ambiente potrà però essere acusticamente registrato (un
registratore, una videocamera con microfono).
Ascolto ed imitazione sonora di contesti ambientali.
La registrazione in audio o in audiovisivo di
situazioni ambientali potrà essere utilizzata come sottofondo costante ad una
tempesta sonora.
SCHEMI DI ASCOLTO E REINTERPRETAZIONE ATTRAVERSO IL CORPO:
AGIRE LA MUSICALITÀ
Sono
queste modalità per attivare l’ascolto attraverso il corpo dei fatti sonori e
per agire (vivere corporalmente) la musicalità. Agire la musicalità con la
dimensione corporea riconduce spesso a memorie sinestetiche primitive, che
possono essere rivissute e ri-appropriate in chiave terapeutica oltre che
espressiva, per conseguire tensione/distensione, stimolazione/rilassamento.
Attenzioni e
modalità di ascolto, memoria, sinestesia.
Ci si propone di ricondurre per via sinestetica i
soggetti alle memorie di stadi vitali pregressi, ripercorrendone l’esperienza
sensoriale ed emotiva, secondo la GdL.
A tal fine si individuano alcuni momenti di
attenzione e/o modalità di situazione, ognuna delle quali può esistere di per
sè o essere affiancata a eventi specificamente sonori come un accompagnamento o
un commento musicale realizzato dallo stesso gruppo che partecipa
all’esperienza suonando sugli strumenti o vocalizzando.
Intuitivamente verrano previlegiati gli aspetti timbrici e ritmico-percussivi del
“fare” musica, scelta senz’altro da valorizzare perchè idonea a
confermare/riprodurre l’esperienza sinestetica.
Percepire uno spazio liquido.
Non uno schema operativo, dunque, ma una
attenzione/modalità stabile nella quale direzionare le esperienze musicali.
Vivere uno spazio liquido è memoria sinestetica del vissuto prenatale. E’
quindi importante ri-vivere esperienze di ambienti liquidi.
Gli utenti della Coop. hanno a loro disposizione una
piscina estiva, assai utile per schemi di rilassamento in acqua, ma non del
tutto adatto ad essere affiancato da situazioni musicoterapeutiche.
L’attenzione allora deve essere spostata sulle modalità da utilizzare per ricreare
la “liquidità”.
Per cercare di ricreare lo spazio liquido in un
ambiente chiuso o all’interno di una stanza (dove si possa intervenire anche
musicalmente) si rimanda agli espedienti pratici di cui sotto allo schema del
labirinto sinestetico. La liquidità può essere altresì ricercata per via
gestuale/musicale.
Il gesto liquido è lento, privo di gravità, è
fluttuazione, onda, dondolamento, rotolamento. Il suono liquido è dato
vocalmente dalle consonanti mmmh, nnnh,
blllh, gnnh, che possono essere utilizzate per vocalizzi, e dai registri
mediogravi delle lame subbasse e dei metallofoni (tenore, contralto).
Tutte le volte che, durante un momento musicale, si
presenta l’occasione della “liquidità”, è opportuno prolungarla con suoni e
gesti appropriati, in modo da indurne la percezione sinestetica. Per la
definizione di schemi di gestualità liquida si rimanda poco oltre agli schemi
di dondolamento e rotolamento.
Percepire un confine. Schemi con il telo.
Attenzione/modalità orientata, singola e di gruppo.
Disponibilità necessaria: grossi teli (lenzuoli,
teli...); strumentario variabile e/o riproduttore stereo. L’essere coperti da
un telo è sperimentare un confine, un limite, una separazione dentro/fuori, ma
anche una protezione, una copertura: è memoria sinestetica del vissuto
prenatale.
L’orientamento sarà dato dal favorire questa
memoria. Una prima situazione sarà data semplicemente dal suonare e muoversi
sotto il telo, sia in rapporto 1:1, sia in piccolo gruppo (telo come tenda
sociale).
Una seconda situazione sarà data dal danzare sotto
un telo una melodia o un ritmo strutturato, sia in posizione libera, sia in
posizione fissa (seduto a terra), sia in posizione bidimensuionale (sdraiati).
Tutti possono partecipare allesperienza, oppure ci
si può articolare in due gruppi dei quali uno esterno al telo e uno interno.
Gli schemi con il telo sono appropriati in molteplici esperienze musicali, in
chiave rafforzativa e sinestetica.
Si pensi alle situazioni con i bioritmi esperiti
musicalmente sotto il telo, ma anche al cercarsi/collegarsi attraverso imput
individuali captati ed elaborati in precedenza, o al creare musica da dentro un
telo e/o gestualizzare figur-azioni.
Variante con telo dinamico: il respiro della balena.
Attraverso la posizione seduta e in piedi delle persone poste al centro di un
grande telo, questo si alzerà e ricadrà alternativamente sul gruppo.
All’esterno, un gruppo di percussionisti con dei tamburi riprodurrà il ritmo
delle pulsazioni del telo, il “respiro della balena”.
Variante con telo dinamico: la spirale
dell’anaconda. E’ il tradizionale gioco di incatenamento/avviluppamento. Una
danza ritmizzata muove una processione
di persone collegate fra loro (con le mani) con nastri o lunghi teli. La persona
in testa alla piccola processione con un
percorso sinuoso ed avvolgente finirà per avviluppare tutto il gruppo.
Proiettarsi contro un telo teso verticalmente. La
modalità può essere giocata in chiave
plastico-coreografica come anche ludico scherzosa. Spingere/spingersi
verso un telo teso verticalmente.
Essere spinti contro teli vertiticali tesi
parallelamente rimbalzando dall’uno all’altro. In chiave plastica, anche come
azione mimica animata da un brano musicale, assume straordinaria efficacia la
massa corporea (arti, volto, tronco) che preme contro un grande telo elastico.
In chiave ludica, è “piacevole” andare a sbattere
con il corpo contro la parete verticale di materassi, specialmente se ad occhi
chiusi. Lo spazio deve essere ovviamente preparato adeguatamente.
Uscire dal telo, uscire dal tunnel, è sempre
passaggio da una dimensione interna ad una esterna, nascita, conquista del
fuori.
Ogni schema di uscita indurrà questa memoria, e
potrà essere valorizzato da un adeguato commento sonoro come un ritmo di
accellerazione catartica. Per sonorizzare un ritmo di accellerazione, ad
esempio, il gruppo produrrà un lungo vocalizzo (ooohò!) che quando l’azione si
sta per concludere, con un glissato verso l’acuto giungerà all’ accento finale
(momento di liberazione/riposo).
Oppure semplicemente accellererà progres-sivamente
(sempre con accentazione finale) una pulsazione con la voce o con il battere di
mani e percussioni.
Giochi del
tunnel.
I castelli incantati dei luna park hanno suggerito
un gioco sinestetico, quello di procedere ad occhi chiusi in un percorso
ricavato in uno spazio predisposto, una sorta di tunnel (labirinto, grembo),
nel quale ricevere sensazioni tattili pressorie e acustiche.
Il corridoio (anche di pochi metri) è ottenibile
separando l’ambiente con teli stesi parallelamente come altrettanti pareti
collegati fra loro.
I teli, opportunamente mossi, eserciteranno delle
pressioni sul corpo. Per ricreare uno spazio liquido suggeriamo alcuni
espedienti, premettendo che non sempre
sono di immediata realizzazione, in quanto
presuppongono la disponibilità di tutta una serie di materiali.
Un accorgimento è quello di rendere il pavimento
morbido, elastico, non rigido. Questo può essere realizzato in un piccolo
ambiente coprendone la superficie con materassi, materassini di gommapiuma
(come quelli utilizzati nella palestra per le attività motorie) in modo da
creare soffici dislivelli. L’effetto può essere rafforzato dalla presenza di
numerosi palloni (di ogni misura) e palloncini gonfiati ad aria, blocchetti di
gommapiuma e spugne sparsi, vecchi cuscini...
L’appoggio dei piedi non deve, per quanto possibile,
avvertire la rigidità fisica della pavimentazione, ma una risposta cedevole,
instabile, molle, come camminare sopra una rete da circo.
Un secondo accorgimento è quello di ricreare in
tutte le dimensioni l’uniformità della materia. L’espediente può essere quello
di far penzolare un grande numero di palloncini (spugne, nastri, oggetti
morbidi), in modo che comunque, muovendosi in ogni direzione il corpo ne venga
a contatto.
Penzoleranno altresì tanti piccoli strumenti
idiofoni leggeri, di quelli che si potranno agevolmente realizzare con la
fabbrica strumentale come wind-chimes, campanelli, piccoli piattini metallici,
che toccati dal corpo in movimento, suoneranno.
Al termine del percorso, mentre gli altri
sonorizzeranno un ritmo di accellerazione si uscirà alla luce. Il tunnel può
essere creato bidimensionalmente, in una stanza, abbassando con un telo il
soffitto a pochi centimetri. Le modalità sono analoghe al caso precedente, solo
che tutto il materiale (strumenti compresi) sarà appoggiato a terra ed il
percorso sarà condotto in posizione sdraiata al suolo
Percepire la gravità. E’ stimolante ripercorrere
l’esperienza della gravità cadendo a peso morto da una piccola altezza (circa
un metro) su una superficie morbida (materassoni di gommapiuma della palestra
per attività motorie). Accompagnare con sonorizzazioni di accellerazione.
Gli schemi di
dondolamento, rotolamento, pulsazione, accellerazione.
Dondolare, ondeggiare. Situazione strutturata,
singola e di gruppo.Disponibilità strumentale necessaria: riproduttore stereo
oppure strumentario.
Si vogliono rivivere gli stili motori/musicali
prenatali (Guerra Lisi Stefani 1997). Si ascolterà dunque una musica
caratterizzata da “un chiaro-scuro continuo, come quello delle ninne nanne,
cantilene, barcarole, swing, musiche mandaliche”.
Altri brani indicati sono:
- E. Grieg, allegretto pastorale (il mattino) dalla
1a suite Peer Gynt op.46
- J.S.Bach corale dalla cantata n.147 “Jesus bleibet
meine Freude”
- A. Vivaldi concerto n.1 op 8 terzo movimento.
L’accompagnamento gestuale sarà dato da un lento
dondolare. L’operatore inviterà l’utente/i a dondolare dondolando lui stesso.
Si può dondolare il tronco sia con moto avanti dietro (generalmente più rapido)
che con oscillazione laterale. Sono preferibili modalità integrate tronco-mani,
unendo le mani fra loro (di due persone, di un intero gruppo).
Le braccia estese, collegate fra loro, esalteranno
il moto. La comunicazione consiste nel
muoversi/ non muoversi con le stesse modalità (dondolare insieme) dell’altro/i,
nell’accettare condividere variare lo schema motorio. Non interessa una
percezione dello spazio, perchè dondolare, essendo ritorno su se stessi, è
essere punto, non superficie, è conferma propriocettiva della
propria identità.
Rotolare lentamente. Situazione strutturata, singola
e di gruppo. Disponibilità strumentale necessaria: riproduttore stereo oppure
strumentario.
Si ascolterà una musica caratterizzata da una marcata
rarefazione ritmica.
Alcuni brani indicati per il rotolare lento sono:
- W.A. Mozart concerto per pianoforte ed orchestra
in Do maggiore K. 467, secondo movimento, Andante;
- W.A. Mozart concerto per pianoforte ed orchestra
in Si bem. maggiore K. 595, secondo movimento Larghetto
- J.S.Bach Aria sulla quarta corda dalla 3a overture
per orchestra (sigla di Quark)
- L.V.Beethoven sinfonia n.6 in Fa maggiore op.68
secondo movimento Andante molto mosso.
- D. Shostakovitch, Sinfonia n.5 in Re minore op. 47
terzo movimento Largo
- A. Dvorak, Sunfonia n. 9 in Mi minore op.95
secondo movimento Largo
- I. Strawinsky, la Sagra della Primavera,
introduzione alla seconda parte (Largo)
- P.I. Tchaikovsky, Lo Schiaccianoci, op.71a, Danza
Araba
L’accompagnamento gestuale sarà dato da un lento
rotolare. L’operatore inviterà l’utente/i a rotolare rotolando lui stesso.
Distesi per terra a peso morto con le braccia
distese sopra la testa si ruoterà l’asse
del corpo alternando armonicamente la posizione pancia in giù e supina verso la
propria sinistra senza soluzione di continuità.
Giunti al termine dello superficie utilizzabile
(pavimento della stanza libero da ingombri) ri ruoterà tornando indietro in
senso opposto (verso la propria destra). In alternativa al rotolare sdraiati si
faranno lentamente delle capriole libere in ogni direzione.
La comunicazione consiste nel muoversi/ non muoversi
con le stesse modalità (rotolare insieme) dell’altro/i, nell’accettare
condividere variare lo schema motorio.
Il movimento spaziale è sperimentato in un contesto
del tutto diverso e fuori del “normale” tuttavia non così estraneo da non poter
essere gestito (la posizione distesa è vissuta da tutti durante il sonno e il
riposo, tutti sappiamo rotolarci sul letto e metterci di fianco).
Il corpo viene autopercepito in una dimensione
diversa, orizzontale, la gravità diviene ostacolo naturale in uno spazio solo
bidimensionale. Un po’ come nuotare in un altro universo.
L’avvolgersi e ritornare sempre su se stessi induce
una forte percezione di se, del proprio corpo, che appare più piccolo mentre lo
spazio si dilata. Grazie al rimpiccolimento, ci si può muovere come in uno
spazio senza confini, in una sensazione di grande libertà.
La memoria sinestetica riconduce al vissuto
pre-natale, quando si rotolava liberamente nell’universo intrauterino.
Sensazione di rilassamento.
Rotolare su
un ritmo circolare
Situazione
strutturata, singola e di gruppo
Disponibilità strumentale necessaria: riproduttore
stereo.
Si ascolterà una musica caratterizzata da un ritmo
ciclico ternario.
Alcuni esempi
indicati per il rotolare su ritmo circolare:
tutti i valzer.
- i valzer di Strauss (il bel Danubio blu, il
pipistrello, ecc.)
- i valzer di Tciaicowskij: sinfonia n. 5 in mi
minore op.64 , terzo movimento, valzer; sinfonia n.6 in Si minore op. 74,
secondo movimento, valzer; Lo schiaccianoci, op.71a, il valzer dei fiori.
Come per il rotolamento lento, l’accompagnamento
gestuale sarà dato da un lento rotolare. Il rotolamento sul ritmo circolare
(ternario, valzer) si caratterizza però per una maggiore strutturazione
ritmica, che rende il movimento non più libero ma condizionato da un impulso
ritmico-gestuale pittosto coercitivo (il “battere” del movimento, appunto).
Da un lato sembrerà più “naturale” del precedente,
dall’altro allenterà la tensione propriocettiva a favore di una maggiore
consapevolezza cognitiva.
Schemi di pulsazione.
Sono già schemi di pulsazione quelli esposti per i
bioritmi (sopra 7.3.1.). Gli stessi possono essere riproposti partendo da altre
esperienze caratterizzate da pulsazione. Citiamo qui la focalizzazione
sfocalizzazione pulsante di una immagine proiettata (galassia, cellula, figura
geometrica).
Il semplice battere di un imput pulsante sonoro (un
tamburo, un metallofono). Si può aggiungere a quanto già indicato qualche
ulteriore idea. Un efficace schema gestuale è dato dall’aprirsi chiudersi delle
mani coordinate con l’estensione delle braccia. Assai divertente è
interiorizzare un ritmo pulsante con un moto orizzontale retrogrado (gioco
della seppia).
Su una ampia superfice, seduti su un tappetino (o
anche su un...monopattino!) che si arreggerà con le mani, ci si muoverà in
tutte le direzioni spingendoci all’indietro con i piedi uniti. Se la pulsazione
è relativamente veloce, l’impulso di moto verrà dato sicronicamente ogni due
pulsazioni.
Altra divertente modalità di interiorizzazione della
pulsazione (da non tralasciare!) è danzare della buona musica rock. Un momento
di discoteca è una apprezzabile alternativa alla monotonia della comunità
residenziale (anche sotto l’aspetto musico/musicale). Basterà liberare una
stanza, mettere (se c’è) qualche luce stroboscopica ed inventarsi una festa.
Schemi di accellerazione catartica. Si utilizzano
per rivivere l’esperienza dell’ accellerazione verso un momento culminante di
massima tensione, dopo il quale arriva il riposo.
E’ reminescenza del parto, della conquista della
vita per via traumatica, preparata da una accellerazione, appunto, di tutti i
bioritmi della madre e del bambino. Abbiamo già detto che uno schema di uscita
da un telo o da un tunnel è partecipe di questo significato, e ne abbiamo già
visto un elementare commento sonoro. Con gli stessi principi possono essere
agite con il corpo vere e proprie danze con accellerazione finale, con modalità
ludiche (giochi con danze accellerate) come con modalità espressive.
Possono essere modalità di danza il movimento in
cerchio (come nella tarantella), la rotazione su se stessi come in una danza
derviscia, danze di tipo tribale.... La danza con modalità espressive sarà
accompagnata dal gruppo che suonerà percussioni con schemi ritmici in
accellerando ed intensità in aumento graduale, con auspicabili scambi di ruolo
tra danzatori e percussionisti.
Schemi di
espressività corporea libera
Uno schema di espressività corporea si basa sulla
libera interpretazione col corpo del contesto musicale esperito. E’ danza,
improvvisazione, mimo.
L’ascolto della musica permette di immaginare, di
associare la fantasia alla realtà, di provare sensazioni fisiche ed emozioni
(in prima persona o attraverso i personaggi), di lasciarsi andare a memorie
della propria storia personale. Questo insieme di sensazioni è rafforzato se
tradotto in spontaneo movimento corporeo, danza, disegno motorio.
Che cosa occorre per liberare il corpo? Il processo
si può innescare spontaneamente, oppure va opportunamente stimolato con
l’esempio (l’operatore, il gruppo degli operatori che “danza”). Se vi sono
difficoltà ad esprimersi si può evitare di ricorrere in prima persona all’espressione,
demandando questo ruolo ai personaggi di una storia predefinita.
I vantaggi della drammatizzazione di un brano
musicale sono molteplici. Interpretare i sentimenti di un personaggio invece
che i propri può rassicurare, ed evita di esporsi ad una comunicazione diretta.
Affidando un ruolo immobile si può “coinvolgere” anche chi non vuole (o non è
in grado di) danzare con il gruppo.
La situazione è quindi strutturata, e può essere
singola come di gruppo. Disponibilità stru-mentale necessaria: riproduttore
stereo; oggetti di “amplificazione” gestuale-motoria; spazio sufficientemente
grande.
Si ascolterà una musica caratterizzata da una certa
unità stilistica ma al tempo stesso da una diversificazione accurata di
melodie, atmosfere, timbri ed intensità, tali da stimolare per immagini la
fantasia. Si può ricorrere anche a musica emotivamente importante nel vissuto
degli utenti, quando individuabile con queste caratteristiche, sia nel
repertorio classico che popular.
Tra gli innumerevoli esempi si suggeriscono i primi
tempi di sinfonie di autori romantici: Beethoven, Mendelsshon, Schumann, List; pagine sinfoniche degli
impresssionisti (Debussy); Rapsodie e brani Rapsodici (Mussorgskij, Rimskij Korsakov); balletti,
opere liriche; brani Jazz contemporanei.
Per oggetti di amplificazione gestuale e motoria si
intendono degli esaltatori dei movimenti plastici come: una mantella fatta con
un telo leggero e mosso con le braccia; dei lunghi nastri colorati azionati con
le mani o appesi all’estremità di una bacchetta di sostegno (i nastri ginnici);
gonne dervisce (esaltatori della
rotazione sul tronco); nastri legati alle caviglie.
Devono possedere la caratteristica di non essere
rigidi (e tantomeno contundenti).
Possono essere usati anche in chiave drammatica come “costume” peculiare
di un personaggio. E’ preferibile il gruppo di due o più persone (ma riesce efficace anche una coreografia
solistica).
I partecipanti, opportunamente stimolati
dall’esempio dell’operatore, si getteranno in una spontanea interpretazione
gestuale degli impulsi sonori. Il processo potrebbe avvenire per via
multisensoriale e sinestetica. Come il moto di ciascuno sarà associato alle
“immagini” (anche vere immagini mentali) stimolate dalla musica, così una
variazione di luce e colore (proiettando diapositive) può aggiungere una
ulteriore varietà alla situazione. Sarà comunque la musica a far sprigionare il
moto, la danza, l’energia coreutica.
SCHEMI SULLA CREATIVITÀ MUSICALE
Sono
questi schemi operativi di “fare musica” nel senso tradizionale del termine,
dove si “suonano” gli strumenti musicali e si creano le “opere”.
Schemi
operativi di familiarizzazione
Si danno qui alcuni schemi operativi per far familiarizzare l’insieme degli artefici con
lo strumentario e con le tecniche musicali, al fine di espandere le attitudini
creative di un gruppo.
Tempesta sonora.
Situazione strutturata non orientata di gruppo. Disponibilità strumentale
necessaria: strumentario del laboratorio.
Indicato per qualsiasi gruppo, anche il più
eterogeneo. E’ una situazione elementare e propedeutica all’attivazione di
percorsi di gruppo.
Si dispone più o meno casualmente nello spazio tutto
lo strumentario di modo che sia facilmente accessibile ad ogni singola persona
del gruppo. Liberamente, ciascuno sceglie il proprio strumento, cambiandone
anche più d’uno, e produce il suono che vuole con qualsiasi tecnica vocale e/o
strumentale.
Gli operatori dovranno semplicemente dare il via
alla situazione cominciando essi stessi la libera produzione di suoni e stimolando
il gruppo a fare altrettanto.
Una volta che la “tempesta” sarà già in atto dalla
pluralità dei soggetti, gli operatori potranno valorizzare, riproducendole a
loro volta per imitazione e rafforzamento, le espressioni percussive vocali
gestuali e strumentali delle diverse persone del gruppo, con il solo intento di
incoraggiare, mediante queste conferme, l’attività dei singoli, senza cercare
di orientare la situazione.
L’elemento percussivo e corporeo potrebbe
dimostrarsi preponderante.
Obiettivi della situazione: percezione del sè nella
capacità di produrre suoni (essere un “artefice” sonoro); percepirsi
socialmente come soggetto inserito in un gruppo di altri artefici e co-artefici
sonori; esplorazione spontanea degli strumenti e delle tecniche strumentali
aggirando la frustrazione di “non essere capace”.
La comunicazione consiste nell’interazione con
l’ambiente (altre persone che suonano, tanti strumenti disponibili), nella
scelta dei vari strumenti e/o modalità tecniche, nella risposta imitativa attiva
e passiva dei vari imput sonori, nella condivisione dello spazio e del tempo
della situazione sonora.
Si tenga presente come anche il solo stare lì pur
senza “fare” niente è una condivisione dello spazio e del tempo, e che anche il
semplice osservare senza fare niente è una esplorazione dell’ambiente e del
contesto.
Progressione sonora dinamica. Situazione strutturata
orientata di gruppo. Disponibilità strumentale necessaria: strumentario del
laboratorio
E’ lo schema orientato più semplice da attivare, fondato
sull’alternanza dinamica di piano e di forte. Si procede come nella tempesta
sonora.
L’orientamento sarà dato dallo sforzo di crescere e
decrescere gradualmente l’intensità e l’energia del “fare” suono. Gli operatori
devono preoccuparsi di “pilotare” le intensità semplicemente crescendole e
decrescendole essi stessi. Le dinamiche possibili possono essere le più
svariate.
pp, p, f, ff
ff, f, p, pp
pp, p, f, ff, f, p, pp,
ff, f, p, pp, p, f, ff,
p, f, p, pp, p, f, ff ecc.
Terminare nel ff
implica uno “sciogliere le briglie” all’energia interiore trattenuta dentro
ciascuno di noi (situazione poco congeniale per chi tende a rifiutare di
esprimere e manifestare la propria personalità). Terminare nel pp implica raccogliersi per ascoltare
ciò che succede, farsi piccoli per osservare, ritirarsi dal mondo (situazione
poco congeniale ai caratteri che tendono ad imporre sugli altri la propria
personalità).
Una volta che questa situazione operativa sia
consolidata (perchè prodotta già diverse volte e quindi sperimentata da tutto
il gruppo) gli operatori potranno valorizzare, riprodu-cendole a loro volta per
imitazione e rinforzamento, le espressioni percussive vocali gestuali e
strumentali delle diverse persone del gruppo, non solo con l’ intento di incoraggiare,
mediante queste conferme, l’attività dei singoli, ma anche stimolando la
“comunicazione” che avviene tra i
singoli attraverso la ripresa imitativa, la valorizzazione e la variazione
creativa di un singolo imput o idea sonora
Obiettivi della situazione: percezione del gruppo
nella capacità collettiva di produrre suoni, aderire come singolo ad un
percorso (piccolo progetto) musicale di gruppo; sperimentare il gruppo nel suo
complesso come un “super-artefice” sonoro; sviluppare un sentimento ed una percezione
di appartenenza sociale al gruppo degli artefici e co-artefici sonori; essere
al tempo stesso parte di un tutto ed individualità sonora autonoma; percepire
il proprio “fare” musica come strettamente connesso a quello degli altri.
La comunicazione consiste nell’interazione e
l’accettazione dell’ambiente di gruppo
sonoro e nella condivisione di uno schema comune, nell’ascoltare gli imput
degli altri e nel farsi ascoltare (o nel tentativo di imporre) le proprie
elaborazioni (più o meno originali non importa: l’importante è che siano
percepite come elaborate dal soggetto, espressione del soggetto).
Varianti: progressione dinamica vocale e
progressione dinamica ritmica.
Si proceda come nella progressione sonora, ma si
utilizzino solo voce (vocali lunghe) e corpo (mani piedi gestualità) nella
progressione dinamica vocale, ed all’opposto senza la voce e solo con strumenti
percussivi (idiofoni, tamburi, piatti, mani-piedi-corpo) nella progressione
dinamica ritmica.
In quest’ultima si potrà modulare oltre
all’intensità anche la frequenza dei colpi/suoni. Dopo averle sufficientemente
sperimentate, si suggerisce uno schema operativo incrociato, divisi in due
gruppi che contemporaneamente eseguono una stessa progressione sonora, il primo
gruppo con modalità ritmica, il secondo gruppo con modalità vocale gestuale
(incluso corpo movimento e danza) ed infine scambiandosi i ruoli.
Le implicazione cognitive e comunicative sono le
stesse della progressione sonora, amplificate dalla diversificazione del mezzo
espressivo (cioè dal fare la stessa cosa con tecniche diverse, interpretare uno
schema con strumenti chiaramente percepiti come diversi quali voce-corpo e
ritmo-percussioni).
Variante: progressione dinamica verbale.
Esperibile solo in gruppi con capacità cognitive
normodotate (case-famiglia con utenza malattia mentale) in grado di leggere un
testo.
Si da a ciascuno un testo diverso da leggere
(esempio un libro) e lo si legge contemporaneamente secondo uno schema di
progressione sonora (pp = sussurrato, p= bisbigliato, f=declamato, ff=urlato
ecc.). Anche la parola può essere semplice suono e quindi giocata secondo
parametri tipicamente musicali (cioè extraverbali).
Obiettivi ed implicazioni come nella progressione
dinamica. Questo schema, attuato in gruppo, permette al singolo l’esplorazione
dei registri espressivi nella modulazione vocale, delle tecniche recitative ed
istrioniche della vocalità e dei significati veicolati dal tono della voce
rispetto al testo (che qui viene assunto come elemento semantico neutro).
Schemi
operativi per creare un’opera musicale a tema
Il “tema”, musicalmente parlando, è un “pretesto”
per far dire qualcosa a qualcuno con i suoni. La musica non è un linguaggio
cognitivo. Nell’arte come nella musicoterapia potranno essere espresse quindi,
nei limiti delle tecniche strumentali utilizzabili, le reminescenze e le
associazioni emotive che sinesteticamente a quel soggetto rimandano nel vissuto
e nell’esperienza di ogni singola storia personale.
Figur-azione musicogestuale. Situazione strut-turata,
singola e/o di gruppo. Disponibilità strumentale necessaria: strumentario
variabile, con xilofoni, metallofoni, piccole per-cussioni.... Riproduttore
audiovisivo, proiet-tore.
Una figur-azione, è figura (soggetto identificabile,
ad esempio una immagine data) agita (azione). Gli schemi “a tema” danno il
vantaggio di rendere afferrabile e concreto l’oggetto musicalmente
rappresentato, direzionando consapevolmente l’azione musicale da un punto di
vista cognitivo.
E’ la reinterpretazione di un soggetto (una
immagine, una storia, un elemento naturale) mediante il linguaggio musicale e
corporeo. E’ a tutti gli effetti un evento artistico, ovvero la creazione di un
opera a tema.
Il soggetto che si vuole reinterpretare può essere
proposto dall’utente/i o dall’ operatore/i. Lo stesso soggetto può essere
reinterpretato più e più volte (è bene osservare le variabili date da uno
stesso soggetto in funzione espressiva).
L’attenzione dell’operarore/i dovrà essere più
marcata nella conferma-valorizzazione delle proposte gestuali-vocali e musicali
che spontaneamento emergono dall’utente/i.
E’ opportuno che il soggetto che si vuole interpretare sia
coscientizzato dai figur-attori. Si dirà esplicitamente. “ora facciamo...(nome
del soggetto).
Per l’utente/i con handicap mentale non abili al
linguaggio verbale cognitivo, la coscientiz-zazione sarà possibile mediante la
visualiz-zazione del soggetto (una figura, un disegno; uno stimolo sensoriale
appropriato).
La situazione ottimale è data dalla lenta proiezione
di diapositive che illustrano il contesto e/o da un debole sottofondo musicale
preparato in precedenza.
Sono contesti possibili: alba, nascita, pioggia,
mare, notte di cielo stellato, vento sulle cime dei monti, solitudine, energia,
prato di erba verde, fiume/torrente, uccelli che migrano, neve, campo di grano,
amicizia, bambini, ...
La figur-azione può essere giocata anche con
rapporto operatore - utente 1:1; 2:1; 2:2 e
al limite può essere proposta dal solo operatore/i, tollerando
all’inizio (nell’utente con handicap mentale) l’ascolto “passivo”
dell’esperienza.
Sarà attenzione dell’operatore/i stimolare comunque
una partecipazione attiva di tutti i figur-attori.
Lo schema operativo e così suggerito:
1- proposta del contesto (esempio: “facciamo
l’aurora”, proiezione di diapositive dell’aurora);
2- l’operatore/i esegue un commento sonoro e
gestuale “a valenza espressiva neutra” (vedi
tecniche);
3- graduale caratterizzazione della interpretazione
sonora (esempio: raggiun-gimento di un ritmo leggermente strutturato);
imitazione e libero sviluppo del commento di origine; valorizzazione degli
imput spontaneamente espressi dai fugur-attori;
4- ulteriore e graduale sviluppo estetico degli
imput di partenza che verranno così a definire una reinterpretazione espressiva
autonoma, caratterizzata e caratterizzante della situazione esperita.
Obiettivi della situazione 1:1: cercare una
rispondenza musicale al soggetto dato, che viene ritradotto secondo il
linguaggio dei suoni, in una sorta di creativo accomodamento tra l’immagine e
le sonorità prodotte dall’artefice.
L’attenzione dell’operatore deve essere
costantemente direzionata alla valorizzazione delle scelte estetiche-sonore
messe in atto dall’utente.
La comunicazione si risolve in questo mutuo rapporto
di ascolto e proposta dato all’interno di un contesto che è artistico nella misura in cui viene ad essere
vitalizzato dalla tensione estetica (rispondenza figura-azione musicale).
Obiettivi della situazione di gruppo: creare un
“opera”, un evento nel linguaggio sonoro con un senso musicale compiuto
(abbiamo riprodotto in termini musicali “quel” soggetto); ricercare un
significato musicale appropriato per i gesti musicali; percepirsi socialmente
come soggetto inserito in un gruppo di altri artefici e co-artefici sonori, dei
quali è condiviso il “linguaggio”; vivere in sè il piacere estetico.
La comunicazione consiste nell’interazione estetica
con l’ambiente e con il gruppo degli artefici e
nella condivisione del più ampio percorso espressivo di èquipe, nel
quale la individualità musicale del singolo si integra e si risolve.
La ripetizione nel tempo della stessa figur-azione
creerà una sorta di linguaggio caratterizzato specifico per ogni soggetto
(pluri)interpretato (esempio: linguaggio “aurora”) dato dai gesti e dai suoni
socialmente proposti e condivisi nell’esperienza da uno stesso gruppo di
figur-attori (sopra 4.3.6.).
Sequenza di figurazioni. Situazione e disponibilità
come nella figurazione musicogestuale.
Vengono suggerite al gruppo un insieme di immagini
(due, tre, quattro...) ognuna per un tempo sufficientemente ampio, e per ogni
immagine si lascia creare dal gruppo una figur-azione. Non si tralasci
l’opportunità di utilizzare come immagini opere pittoriche realizzate dagli
utenti stessi nel laboratorio di pittura, proiettabili a mezzo di una
diapositiva che le riproduce.
La sequenza di immagini diverse attiverà differenti
interpretazioni musicali (brani di musica creata), che si troveranno così
necessariamente comparati fra loro in quanto “espressioni” di altrettante
immagini. Verrà ad essere rafforzata nel singolo esecutore la consapevolezza di
essere un soggetto capace di rappresentare musicalmente qualcosa, ed i
significati musicali degli eventi sonori posti in essere saranno per
comparazione esplorati e conosciuti più proficuamente.
Le immagini potranno essere collegate fra loro in
una storia (ad esempio sorgente, torrente fra le rocce, meandro di fiume in
pianura, foce) oppure secondo schemi tripartiti con ripresa finale (sereno,
viene il temporale, passa il temporale, sereno; rosso, giallo, rosso). Ancora
si possono dare l’alternanza ciclica di soggetti (ad esempio giorno, notte,
giorno, notte) dei quali uno, usato come “ritornello” (sempre simile a se
stesso) e l’altro come “strofa” (momento libero).
Può essere giocata nello schema anche la
tradizionale alternanza di “solo” e di “tutti”.
Obiettivi e comunicazione come nella figur-azione.
L’utilizzo di schemi tripartiti o con ritornello porteranno ad una
progressiva familiarità con la “forma
musicale”
Commento in presa diretta. Situazione e
disponibilità come nella figur-azione musicogestuale.
Obiettivi e comunicazione come nella figurazione e
nella sequenza di figurazioni.
Si svolge come le altre situazioni strutturate a
tema, solo che l’attenzione musicale del gruppo degli esecutori sarà tesa a
rap-presentare con i suoni un tema che si trasforma costantemente, richiedendo
sempre nuove “traduzioni” nel linguaggio sonoro di quello che accade
all’immagine in movimento. Spunti di immagini in movimento possono essere non
solo i brevi filmati, ma anche testi recitati o la coreografia di un mimo.
Per
improvvisare un opera a schema libero
Sono momenti creativi puramente musicali, definibili
come situazioni orientate, che rinunciano al pretesto di un “tema” per darsi un
senso, e presuppongono una certa esperienza della musicalità, requisito
peraltro presente nelle case-famiglia con utenza psicotica.
Esperienza, si badi bene, e non competenza colta.
Sono quindi esperibili (con lo strumentario disponibile nel laboratorio) con le
persone musicalmente normodotate, anche se completamente a digiuno di studi
musicali, purchè abbiano già fatto esperienza di altre attività espressive musico/musicale.
Si postula infatti che, attraverso le esperienze, si
induca progressivamente e nel tempo una competenza musicale complessiva, che
sviluppa la sensibilità artistica.
Rapporto strumentale diretto. A proposito di un
singolo utente che spontaneamente sta del tempo a suonare da solo uno strumento
(pianoforte, chitarra, xilofono, set di tamburi e percussioni) parleremo di un
rapporto strumentale diretto.
Chiunque abbia imparato a suonare uno strumento, o
si sia rivolto da autodidatta incuriosito (a una chitarra, a un pianoforte, ad
altro strumento musicale) sa il fascino che esso esercita le prime volte,
quando ancora il mezzo meccanico è il contenitore incantato di una magia (i
suoni) i cui segreti non sappiamo dominare.
Del resto, digressioni autodidatte
(suonare-esplorare lo strumento liberamente e fuori dagli esercizi tecnici
impartiti) sono ordinarie in ogni studente
di uno strumento musicale, appunto per il piacere estetico che esse
inducono.
Per l’autodidatta l’esplorazione tecnica dello
strumento avviene quindi anche in chiave di esperienza artistica. I momenti
cercati spontameamente dall’utenza (che sia motivata a farlo) di rapporto
strumentale diretto, sono senz’altro da incoraggiare. Essi legano
indissolubilmente gli aspetti esplorativi (dilatazione ed apprendimento delle
capacità tecnico-strumentali) a quelli estetico artistici del piacere di
suonare e di creare suoni.
E’ evidente l’analogia con chi scrive poesie: non
importa esser laureati in lettere per farlo (basta saper leggere e scrivere,
requisiti spesso presenti nell’utenza psicotica) ed avere una sensibilità ed
una motivazione a farlo; sono sicuramente espressione forte del proprio mondo
interiore; e per questo possiedono una ampia valenza terapeutica.
Momento creativo libero di gruppo (ricerca di
equilibri musicali - alternanza dei primi piani rispetto ad uno sfondo musicale
- adesione ad una forma stabilita).
Più complesso è l’insieme di relazioni che implica
un momento creativo libero di gruppo. Più persone che musicalmente creano,
improvvisando, si mettono pienamente in gioco per raggiungere un fine estetico
(il brano, l’opera fatta dal gruppo).
Nel farlo essi devono porsi in reciproco ascolto
alla ricerca di un punto comune di equilibrio che, una volta raggiunto, verrà
ad essere nuovamente cambiato dal continuo intervento di nuovi imput musicali
dei singoli. Il senso di ciò è spiccatamente estetico-musicale.
Per punto di equilibrio si intende il momento in cui
i vari imput sonori trovano una loro accettabile integrazione, armonizzandosi
in un risultato sonoro esteticamente aprrezzabile o comunque apprezzato
(ritenuto “bello”) dal gruppo degli artefici.
Abbiamo in gioco in questa situazione un nutrito
campo di obiettivi (vi possono essere colti l’espressione di se, il senso di
apparte-nenza al gruppo degli artefici...) tra i quali spiccano gli obiettivi
comunicativi/sociali nell’alternanrsi di affermarsi e ricopmporsi nel tutto
delle individualità sonore: l’ascolto e le interazioni musicali di ogni singolo
esecutore rispetto ad ogni altro singolo e rispetto al tutto (l’insieme del
gruppo degli artefici); la ricerca del punto di equilibrio (composizione delle
individualità sonore); le dinamiche di rottura con proposte musicali che vi si
contrap-pongono (emersione di personalità sonora); come si ricompongono in un
nuovo equilibrio musicale (ricomposizione nel tutto).
Un momento artistico esclusivamente musicale
articolato in gruppo (due,tre o più persone) può essere pilotato dal
musicoperatore per tre vie di attenzione delle quali la prima è appunto la
libera composizione ed improvvisazione estemporanea di cui abbiamo appena detto
(gioco di ricerca di equilibri musicali).
Una seconda possibilità è quella di dare una base
minimalista costante, un sottofondo appositamente creato dagli artefici che
cementa fra loro i momenti emergenti delle individualità (i “primi piani”, i
“soli”) in un unico brano/opera.
Si suggerisce, come esperienza base (ma suscettibile
di numerose varianti), la creazione di un pattern ritmico melodico, della
dimensione di una o due misure, abbastanza caratterizzato nell’aspetto ritmico,
semplicemente organizzato sotto quello melodico e soprattutto armonico
(unisoni, quinte, quarte), dotato di una intensità dinamica non invasiva (vedi
sotto alcuni esempi realizzabili con un esiguo strumentario).
Tale pattern avrà funzione di “sfondo” ritmico
melodico e metterà “in primo piano” le parti creative improvvisative (“a solo”)
che verranno eseguite dagli artefici (gioco dell’alternanza di primi piani
rispetto a uno sfondo).
La terza via di attenzione è relativa alla forma
musicale, sempre latente in un brano per quanto “informale” esso voglia essere.
Si suggerisce, per questa via, un accordo tra gli esecutori sulla forma da
utilizzare per il brano caratterizzandola secondo un minimo di parametri
musi-cali.
L’adesione alla forma stabilita conferirà coeren-za
estetica all’ improvvisazioe-creazione del brano.
La differenzazione formale può avvenire su tutti i
parametri del suono, ad esempio: per via ritmica, articolando ritmi con diversa
caratterizzazionee struttura nelle rispettive sezioni; per l’alternanza
della figurazione di durata (sezione A
semiminime; sezione B crome ); per via di intensità (piano, forte, piano); per
via di altezza (registri acuti, registri gravi); per via timbrica (timbri
duri/metallici, timbri morbidi). Le forme che si suggeriscono, tra le tante che
possono essere create, sonole seguenti.
Forme ABA, col senso formale proprio di sviluppo e
ripresa. Forme da concerto grosso (alternanza soli e tutti), in tutte le loro
varianti. Forme cicliche (tre, quattro sezioni caratterizzate che si ripetono
ciclicamente) in tutte le loro varianti.
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